Dalle biblioteche escono i massacratori


Gianluca Paciucci ci invita a ragionare criticamente. Ce lo dice con calma, due volte, così come per due volte nomina Brecht. Dice che Brecht torna spesso nell’ultimo periodo della sua vita. Paciucci è un poeta e ci parla attraverso i poeti ma è anche un pensatore e quando i poeti si fanno pensatori sanno dire cose terribili. Sanno dire – come Brecht – cose atroci, cose come: “Dalle biblioteche escono i massacratori”.

Ragionare criticamente vuol dire inghiottire amaro se si vuol sostenere, come fa Gianluca, che le biblioteche “non sono luoghi liberi dall’orrore”, anzi che a volte “lo hanno cucinato a fuoco lento e lo hanno esportato.” Che nella “Sarajevo degli amanti”, quella dell’Ultimo tango di Sarajlić o nella Sarajevski tabut di Sidran, bisogna essere armati perché “le armi non sarebbero state efficaci se non sostenute da altre armi, quelle del pensiero e della critica.” Quelle della poesia.

A questo punto mi aspetto da Gianluca il salto mortale perché  è difficile per me pensare che dallo stesso luogo – la biblioteca – possano uscire i massacratori e le armi del pensiero, a supporto di quelle vere. Il salto è impossibile e la biblioteca una. Allora occorre accettare; l’orrore cucinato a fuoco lento da una parte e Sarajlic, Sidran, Brecht e Borges dall’altra. Oppure maledire, come Karahasan, che evocando Erostrato dice che “l’incendio di una biblioteca è sempre una teomachia, un affronto a dio”, e che i nomi dei massacratori (studiosi o incendiari) dovrebbero scomparire dalla lingua, qualunque essa sia.

M.R

One thought on “Dalle biblioteche escono i massacratori

  1. …oppure benedire, benedire sempre la vita e non far vincere la morte
    …oppure provare a sfondare la lingua del nemico, dicendo col suo linguaggio ferite e aperture inaudite e facendo passare luce dagli occhi sbarrati. pensavo a Celan.
    Celan non può mancare nell’elenco.
    grazie per il post.

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