Il terrorismo del piccolo contesto

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Il terrorismo del piccolo contesto non è una prova che siamo bravi scrittori. Il terrorismo del piccolo contesto è la prova che siamo innamorati di noi stessi.
(Ferida Duraković, scrittrice e poetessa, direttrice del PEN Club della Bosnia Erzegovina)

Le nazioni cercano di appropriarsi delle voci dei propri artisti, riducendo il significato di un’opera d’arte alla funzione che questa assolve per la madrepatria. Milan Kundera lo chiama “terrorismo del piccolo contesto”. Duraković si confonde e attribuisce l’espressione a un altro illustre testimone, anche lui cecoslovacco, della transizione al post-comunismo: Vaclav Havel. Ma il suo ragionamento fila lo stesso. La Bosnia Erzegovina di oggi, divisa e segregata secondo criteri etnici, è tripartita anche nell’ambito della letteratura. I tre canoni (bosgnacco, croato, serbo) torreggiano indifferenti l’uno all’altro, spartendosi un campo letterario già inaridito dalla guerra, e lasciando in ombra chi rifiuta di irreggimentarsi. E così, spiega Duraković, basta che un certo libro di poesie venga pubblicato in duecento esemplari perché i bardi, dalla cima della torre, gridino vittoria. Ma è una vittoria facile, una vittoria in casa. Anzi, è una vittoria truccata, perché cela una sconfitta. Quella dell’amore per il mondo e per le sue differenze, sopraffatto dall’amore per sé stessi e per la propria solitudine.

di Federico Sicurella

 

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